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TEMPI LIBERI

Fare un «bagno di gong», a cosa serve? A curare le ernie (forse) e ad aiutare la meditazione

Lo strumento degli sciamani rende il Nada Yoga in una formula digeribile agli Occidentali. Dall’America sta per sbarcare in Italia. Per partecipare serve solo un tappetino. La pratica è stata inventata da Don Conreaux

Quella terribile ernia al disco si annuncia con una fitta. Sono poco più delle cinque del pomeriggio e devo ancora chiudere almeno due pagine. È sabato. Non credo riuscirò a trovare un chiropratico disponibile in tutta New York. Non voglio finire in ospedale, rischio di trascorrervi la notte. Chiedo aiuto a colleghi e amici. «Don Conreaux può aiutarti. È un gong master, chiamalo. Farai un bagno di gong», mi dicono. Agli stregoni non ho mai creduto! Ribatto. Sto male, non ho scampo. Supero lo scetticismo. Al telefono risponde un uomo di poche parole.

Don vive in un piccolo monolocale nel cuore del West Village. È già anziano, con barba e capelli lunghi bianchi. È magrissimo, ma non ha l’aspetto di un guru, semmai di un hippie di un’era che fu. Sono in soggezione. Mi invita a stendermi su un lettino. Le finestre sono coperte da tende scure, nell’aria c’è odore di polvere e incensi. Don si avvicina ad uno stendardo e libera un gigantesco gong. Il trattamento ha inizio. Gesti precisi e quello strumento dall’aspetto inquietante si fa docile, emette vibrazioni percettibili. Le sento attraversare il corpo. Nodi che si sciolgono. Attimi d’intenso rilassamento. Il tempo diventa un’entità astratta, mentre il dolore si attenua. Don quasi danza. Usa gong di dimensioni diverse. Poi, prende una conchiglia. Di così giganti non ne avevo mai viste. La suona come una tromba, e la pone sulla mia schiena, al centro del dolore. Un altro rito, un’altra danza. È trascorsa un’ora e mezzo. Sono quasi le 11 di sera. «Non posso fare altro per te», dice lui. Il dolore si è attenuato. Sto in piedi, da sola. La schiena duole, ma riesco ad arrivare a casa senza chiedere aiuto.